La Natura è un mare di forme profondamente affini e persino singolari. Una foglia, un raggio di sole, un paesaggio, l’oceano lasciano alla mente impressioni analoghe. Ciò che è comune a tutte – la perfezione e l’armonia è la bellezza.

 

Ralph Waldo Emerson

NATURALIA, OMAGGIO A PINUCCIA BERNARDONI

Continuando il suo percorso di omaggi ai maestri che mantengono viva la grande tradizione artistica bolognese, quest’anno il LabOratorio degli Angeli apre le sue porte nei giorni di Arte Fiera a un’artista che bolognese lo è d’adozione, Pinuccia Bernardoni, prima donna celebrata in questo nuovo ciclo di incontri. Nella sua ricerca, Bernardoni si relaziona con geometrie complesse, di cui la natura resta la principale fonte di ispirazione. Naturalia è quindi pensato come un racconto che si incardina nelle sue modalità espressive scelte dall’artista, dal disegno, alla pittura e alla scultura vera e propria, selezionando alcune delle opere in cui questo confronto si è fatto più evidente.

Cuore di questo percorso è il ciclo sulle foglie che Pinuccia Bernardoni realizza tra il 2005 e il 2006: in un’unica installazione di quasi dieci metri di ampiezza, si alternano cinque grandi carte della serie dei Nero di Foglia (2005-2006), a cui si aggiungono altre due opere tratte dalle Nerezze (2005-2006) e dalle Sdoppiate Foglie (2006). La natura è un segno per Bernardoni, una combinazione di proporzioni. La natura è un mare di forme profondamente affini accumunate da perfezione e armonia, come scriveva Emerson descrivendone la bellezza. E nei tracciati delle sagome delle sue foglie, Bernardoni ci invita a guardare alla forma, al ritmo, al pieno che si alterna al vuoto, creando movimento. Il tratto del disegno è deciso e coinvolgente. La resa scultorea e curva del sottile foglio di carta è data dal supporto in perspex che ne esalta la trasparenza e la brillantezza. L’ombra che si staglia su di essa, la misura e le dona consistenza. Al tratto del disegno si accompagnano le scritte che ci evocano i “fantasmi di sculture”, anzi quello della Grande Scultura, il progetto di una vita, che Nel Miraggio Immagino, l’immagine fotografica posta al centro dell’Oratorio, si mostra in tutta la sua magniloquenza. E poi ci si sofferma sul libro, che per Bernardoni è un elemento che nel suo “rimaner diario, contenitore, è un luogo da visitare. Lì sempre a portata di mano, memoria pulsante”. Per la prima volta, le sue Sindoni si mostrano al pubblico, celebrando la forma naturale non più nel tratto ma nel gesto e nel colore, nel tempo dell’attesa che la pittura si asciughi e che mostri l’imprevedibilità del suo percorso.

Nella biblioteca del LabOratorio, con la magia delle sue Architetture e delle Composizioni Bernardoni ci porta al suo essere scultrice sempre mescolando, però, le carte e ordinando la scultura sui principi formali della pittura. Un cortocircuito espressivo in cui l’artista ci conduce e attraverso il quale ella ci seduce, in proporzioni calibrate e cadenzate. Rigida e minimale, in questi lavori la ricerca della compostezza formale diviene quasi solitudine, come ha osservato Giovanni Maria Accame. Bernardoni coniuga con maestria la pesantezza dei materiali (che siano ferro, vetro o marmo) alla leggerezza del gesto creativo, realizzando composizioni uniche e ricche di suggestione.

Ogni elemento scelto da Bernardoni assume una centralità preminente sul muro, protagonista e partecipe di un ordine corale eppur leggibile in ogni partitura. In questa rigidità, l’ornamento vegetale, le piccole e grandi foglie che Bernardoni utilizza, risaltano pienamente e si rivelano l’emblema di un ordine geometrico complesso. La scansione spaziale si impreziosisce, così, di un elemento articolato in cui l’azione geometrica si manifesta nella sua varietà e sulla quale interviene direttamente l’artista, con il gesto di marchiatura che la percorre per tutta la superficie. Per dirlo con le stesse parole dell’artista, “contorni che si sfiorano, si sostengono, si appoggiano, sostengono altre foglie. Forme ovoidali irregolari, di fontaniana memoria, mancanti di tagli e lacerazioni. Percorse da robuste linee, vasi linfatici immersi nella carnosità della foglia”.  

 

 

Leonardo Regano

 

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